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Big Pharma e la Cannabis medica

Così come aumentano gli studi in campo medico che dimostrano i benefici della cannabis, cresce anche l’interesse dell’industria farmaceutica globale, e chiaramente le grandi case farmaceutiche, note com Big Pharma, non stanno a guardare. L’ingresso di questi giganti trasformerà radicalmente l’industria della cannabis. La cannabis, un tempo fortemente stigmatizzata, è ora una fonte di crescita potenziale per innumerevoli aziende.

CB2 INSIGHTS è una società di consulenza, ricerca e analisi nel settore medico, la quale ci fornisce un’infografica che rappresenta chiaramente gli interessi di Big Pharma nella cannabis medica.

CHI SONO I “BIG PHARMA”?

Il termine si riferisce ad alcune delle più grandi aziende farmaceutiche del mondo, considerate particolarmente influenti come gruppo. Per dare un’idea delle loro dimensioni, la capitalizzazione di mercato delle prime 10 aziende farmaceutiche è di $ 1,7 trilioni di dollari, con Johnson & Johnson in testa la cui capitalizzazione di mercato è di $ 374 miliardi di dollari.

Finora, Big Pharma ha guardato l’industria della cannabis da bordo campo, scoraggiata dalle preoccupazioni normative. Quello a cui stiamo assistendo è il risveglio del gigante dormiente che inizia ad acquisire quote di mercato man mano che si materializzano più brevetti, partnership e studi clinici sponsorizzati.

LA CANNABIS PU ESSERE VENDUTA SENZA PRESCRIZIONE?

La pianta di cannabis è stata utilizzata in medicina da 6.000 anni. Tuttavia, c’è ancora un acceso dibattito sul ruolo che svolge oggi nell’assistenza sanitaria. Attualmente ci sono quasi 400 studi clinici attivi e completati in tutto il mondo sul cannabidiolo (CBD), un tipo di cannabinoide che costituisce il 40% dell’estratto della pianta di cannabis.

La cannabis si basa sulle proprietà terapeutiche del CBD e studi recenti suggeriscono che può essere utile per combattere una varietà di problemi di salute, come:

Epilessia
Schizofrenia
Sclerosi multipla
Emicranie
Artrite
Effetti collaterali del cancro

LEGISLAZIONE

Negli Stati Uniti, a partire dal 2019, 33 stati e il Distretto di Columbia hanno legalizzato la cannabis per uso medico. La sua capacità di combattere il dolore ha portato alcuni esperti a raccomandarla come alternativa agli analgesici che creano dipendenza, con uno studio in 13 stati che mostra che i decessi correlati agli oppioidi sono diminuiti di oltre il 33% nei sei anni successivi alla legalizzazione della cannabis medica.

Con l’evoluzione del settore, i dati diventano sempre più importanti per comprendere il potenziale della cannabis, sia come trattamento medico praticabile che come prodotto ricreativo. Il passaggio dalle prove aneddotiche ai big data informerà le politiche future e inaugurerà una nuova era di educazione dei consumatori.

Nell’Unione Europea esistono diverse leggi, qui un link o scarica direttamente il documento qui

Consulta anche questo articolo di Wikipedia sulla legislazione in vari paesi del mondo. Questo il link per l’articolo in italiano. Per la legislazione italiana vedi sotto nell’apposito paragrafo.

INCURSIONE DI BIG PHARMA NELLA CANNABIS

Un’ulteriore legalizzazione della cannabis metterà a dura prova i profitti di Big Pharma e sottrarrà più di 4 miliardi di dollari dalle vendite di farmaci ogni anno. In effetti, le vendite di cannabis medica raggiungeranno sono state di oltre 5 miliardi di dollari nel 2019, su circa 24 milioni di pazienti.

Sette dei primi dieci titolari di brevetti sulla cannabis in Canada sono importanti società farmaceutiche multinazionali, una tendenza che non è unica in Canada.

Brevetti Big Pharma in Canada

Ranking AziendaLicenze Canadesi
1. Novartis21
2. Pfizer14
3. GW Pharmaceuticals13
4. Ericsson13
5. Merck11
6. Solvay Pharmaceuticals7
7. Kao Corporation7
8. Ogeda SA7
9. Sanofi6
10. University of Connecticut6
fonte: New Frontier Data

Brevetti Big Pharma in USA

Ranking AziendaLicenze USA
1. Abbvie59
2. Sanofie39
3. Merck35
4. Bristol-Myers Squibb34
5. GW Pharmaceuticals28
6. Pfizer25
7. Hebrew University of Jerusalem19
8. Roche17
9. University of Connecticut16
10. U.S. Health and Human Services13
fonte: New Frontier Data

Non c’è da meravigliarsi che molti di questi giganti abbiano già formato solide partnership con aziende di cannabis, come Novartis e Tilray, che svilupperanno e distribuiranno cannabis medica insieme nei paesi dove il suo uso medico è legale ovunque nel mondo.

L’ANELLO MANCANTE DEI DATI

Mentre la conoscenza dei molti usi della cannabis continua a crescere, l’evidenza clinica è la chiave per diffonderne l’adozione.

I prodotti basati sui dati rappresenteranno un criterio determinante per le grandi aziende per entrare nel mercato di massa. In definitiva, l’ingresso di Big Pharma potrebbe accelerare la comprensione e la fiducia del pubblico nella cannabis come opzione praticabile per una varietà di disturbi e segnare la prossima grande pietra miliare per l’industria farmaceutica.

Legislazione Italiana

In Italia la norma di riferimento per la Cannabis Sativa L. legale è la Legge n. 242 del 2016, che definisce i termini per la Coltivazione di canapa ad uso industriale e Cannabis light.

Dal Centro Studi Affari Sociali della Camera dei Deputati, segnalazione 23 Luglio 2019

Secondo quanto stabilito dal Regolamento (CE) n. 73/2009 del Consiglio della Unione europea e dai Reg. (CE) n. 1120/2009, Reg. n. 1121/2009 (Non più in vigore, Data di fine validità: 26/06/2014; Abrogato da 32014R0639 639/2014) e Reg. n. 1122/2009 (Non più in vigore, Data di fine validità: 31/12/2014; Abrogato da 32014R0640 640/2014) della Commissione europea, la coltivazione della canapa industriale è soggetta ad alcune restrizioni e gode di un regime di aiuti, in particolare, alla trasformazione della canapa destinata alla produzione di fibre. D’altra parte, le varietà di canapa a fibre per le quali è autorizzata la coltivazione devono presentare un tasso di Δ-9-tetraidrocannabinolo (THC), inferiore allo 0,2% nelle parti verdi di un campione standardizzato, calcolato secondo il metodo definito dai regolamenti comunitari; gli Stati membri devono controllare almeno il 30% delle superfici di canapa coltivata a scopo industriale; le varietà di canapa che superino la  soglia dello 0,2% di THC sono radiate dalle liste di quelle eleggibili alla coltivazione

Camera dei Deputati, Repubblica Italiana

I valori di THC nella Legge 242/2016

La legge italiana stabilisce che i valori di THC in campo, ovvero nella coltivazione, debbano essere contenuti da un minimo dello 0,2% ad un massimo di 0,6% art. 4 comma 5. Questi valori però sono da considerarsi per le piante in campo, appunto, non per i prodotti derivati.

L’art. 5 della legge dice che i limiti di THC negli alimenti devono essere stabiliti con decreto dal Ministro della Salute. Questo decreto è stato emesso il 4 Novembre 2019 e dispone che

 i valori delle concentrazioni massime (limiti massimi) di tetraidrocannabinolo (THC) totale ammissibili negli alimenti ai fini del controllo ufficiale. Questi gli alimenti ammessi e i limiti massimi previsti dal decreto:

– Semi di canapa, farina ottenuta dai semi di canapa: 2,0 mg/Kg

– Olio ottenuto dai semi di canapa: 5,0 mg/Kg

– Integratori contenenti alimenti derivati dalla canapa: 2,0 mg/Kg

Ai fini dell’applicazione del decreto le autorità competenti sono il Ministero della salute, il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali e del turismo, l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari, le regioni, le Province autonome di Trento e di Bolzano e le aziende sanitarie locali, ciascuno nell’ambito delle rispettive competenze. L’applicazione della norma è sottoposta al regolamento (CE) n. 764/2008, che stabilisce le procedure relative all’applicazione di determinate regole tecniche nazionali a prodotti legalmente commercializzati in un altro Stato membro e che abroga la decisione n. 3052/95/CE.

Ministero della Salute

Attenti a quello che circola in rete

Non è l’unico caso in cui in rete circolano informazioni imprecise. Fate molta attenzione perché non è cosa da poco. Il quadro normativo sulla cannabis è ben riassunto dal sito di Federcanapa dove è anche specificato che

Il Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha inviato nel gennaio 2019 una lettera al Segretario Generale dell’ONU, António Guterres, che invita a modificare l’inquadramento della Cannabis nella Convenzione Unica, raccomandando:

– di cancellare dalla Tabella IV degli Stupefacenti la Cannabis e le Resine di Cannabis,

– di cancellare dalla Tabella I gli Estratti e le Tinture di Cannabis,

– di riconoscere in una nota che “i preparati contenenti in predominanza Cannabidiolo e non più dello 0,2% di Δ9-Tetraidrocannabinolo non sono sotto controllo internazionale.

Se questa proposta sarà accolta, tutte le parti della pianta di canapa – fiori, foglie e resine comprese – purché con THC inferiore allo 0,2% potranno essere utilizzate in ambito industriale senza minacce penali (purché ovviamente nel rispetto delle normative dei settori di impiego). L’ONU doveva esprimersi a marzo 2020 su questa proposta ma la discussione è stata rinviata al prossimo anno.

Federcanapa

Gli agricoltori possono piantare Cannabis Sativa L. da sementi indicate dalla Legge 242 del 2016, i semi devono essere certificati e accompagnati da documenti che ne identifichino la provenienza. Le varietà ammesse sono quelle registrate nel database delle piante della UE. Vedi anche Catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole.

Documenti e Siti Importanti

Sentenza Cassazione 14735/20 – Sempre reato anche se Light

Vendita cannabis light, le ultime sentenze sul tema

Sito Corte Cassazione

Trova norme Min. Salute

Infografica Big Pharma

cannabis medica
Fonte: New Frontier Data
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Fonte: New Frontier Data