Cosa hanno in comune le criptovalute e l’industria della pesca?

Cosa hanno in comune le criptovalute e l’industria della pesca?

Criptovalute e Pesca? Quale nesso può esistere tra le ormai famose criptovalute e il cibo che mangiamo? Al di fuori di una probabile relazione di compravendita tra due beni scambiati nel mercato, che rapporto esiste tra monete virtuali e pesci? Bene, questa storia ha a che fare con la tracciabilità e la sicurezza dei prodotti alimentari. La tecnologia impiegata per la sicurezza delle transazioni nelle valute virtuali può risolvere vecchie e difficili problematiche legate al mondo della pesca e della trasformazione dei prodotti ittici.

Sappiamo da dove proviene il pesce che mangiamo?

La maggior parte di noi ignora la provenienza del cibo che mangia, quando poi si passa ai prodotti ittici, le cose diventano meno chiare, se possibile.

Se quindi vogliamo sapere se il pesce che mangiamo è pescato e prodotto rispettando i criteri di sostenibilità, senza ricorso al lavoro forzato e altre pratiche criminali, allora la cosa si complica notevolmente.

A quanto pare, adesso, una tecnologia usata nella validazione delle criptovalute, chiamata blockchain, può aiutarci a risolvere il problema.

Cosa è e come funziona la tecnologia blockchain?

Spiegato in modo sintetico e tuttavia puntuale, un blockchain è un continuo flusso di informazioni strutturato in una crescente lista di registrazioni — chiamati record — organizzati in blocchi. Immaginate dunque che questo blocco origini continuamente altri blocchi e quindi altri e altri ancora. Questi blocchi sono collegati tra loro e resi sicuri dalla crittografia.

Queste informazioni possono essere verificate in modo permanente, per cui una qualunque transazione tra due parti può essere registrata e validata. Il sistema non ammette modifiche, una volta che l’informazione è stata registrata in un determinato blocco non può essere alterata senza alterare anche tutti i blocchi successivi, il che richiederebbe la collusione della maggior parte delle persone coinvolte nell’intera rete. Se aumenti il numero delle persone coinvolte, viene poi difficile corromperle tutte.

Trasparenza nella tracciabilità della filiera alimentare.

La poca o totale mancanza di trasparenza nelle filiera di approvvigionamento alimentare è veramente preoccupante. Molti consumatori non sanno da dove proviene il cibo che mangiano, malgrado il Reg. UE 2002/178 sia in vigore dal 1 Gennaio 2005, quindi da ben 13 anni. Quanta connivenza esiste tra produttori e commercianti? Il fatto allarmante è che spesso capita di vedere aziende dove non esiste il benché minimo sistema di tracciabilità e tale requisito è ancora molto trascurato. Sic! Ancora dopo 13 anni!

Non è tuttavia così facile identificare il percorso compiuto dagli alimenti che acquistiamo fin dalla sua origine. Startup come l’Inglese Provenance e organizzazioni come il WWF stanno cercando di risolvere la mancanza di trasparenza nelle filiera alimentare, utilizzando appunto la tecnologia blockchain, e stanno iniziando proprio con l’industria della pesca.

Quali sono i problemi legati alla pesca?

L’industria della pesca è tristemente nota per l’utilizzo di pratiche non sostenibili ed è uno dei settori economici dove la violazioni dei diritti umani raggiunge livelli preoccupanti. L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) indica che circa il 50% delle risorse mondiali della pesca marittima sono sfruttate appieno, il 25% è sovra-sfruttato e circa il 25% potrebbe, come sembra, subire tassi di sfruttamento più elevati (FAO, 2005a).

La notizia che il gigante della grande distribuzione Inglese Tesco ha rescisso i contratti di fornitura con l’industria alimentare John West ha riempito le pagine delle testate mondiali e invaso i notiziari.

Secondo Tesco, la rinomata azienda non offriva sufficienti garanzie circa la provenienza da fonti sostenibili del suo tonno.

Tim Smith, direttore della qualità del gruppo Tesco, ha dichiarato: “Volevamo portare avanti i nostri impegni sul tonno sostenibile di qualità. Così, all’inizio di quest’anno abbiamo annunciato che avremmo adottato misure per garantire che tutto il tonno sui nostri scaffali, compresi i prodotti di marca, soddisfacessero i nostri requisiti.”

Quindi, la tecnologia blockchain può aiutare a risolvere questi problemi? A quanto pare WWF e Provenance pensano di sì.

In che modo la tecnologia blockchain sta facendo la differenza?

La tecnologia blockchain viene utilizzata in prova nel settore della pesca nelle isole del Pacifico per ottimizzare la tracciabilità del tonno e per contrastare pratiche di pesca illegale. Il WWF ha collaborato con ConsenSys, una società di tecnologia software blockchain; Traseable, un’azienda tecnologica di tracciabilità della pesca; e Sea Quest Fiji LTD, un’azienda di trasformazione del tonno, per avviare il progetto blockchain.

Il progetto è chiamato “Bait-to-plate” ovvero dall’esca al piatto e userà una combinazione di tag RFID (radio frequency identification — identificazione a radio frequenza), codici di risposta rapida (QR) e dispositivi di scansione per tracciare il percorso del tonno lungo la filiera di approvvigionamento e produzione.

La localizzazione inizierà non appena il pesce viene catturato e “taggato” – etichettato – mediante appunto un tag RFID riutilizzabile che si trova sull’imbarcazione.

I dispositivi vengono quindi rilevati e la loro posizione verrà caricata automaticamente sul sistema con tecnologia blockchain durante il processo di produzione alimentare.

Una volta che il pesce è stato lavorato, sarà quindi dotato di un codice QR, più economico, sulla confezione. Il codice QR univoco verrà collegato al record blockchain associato a quel particolare pesce e al suo tag RFID originale. Il tag del codice QR verrà utilizzato per tracciare il pesce fino ai banchi dei supermercati.

Il presidente del WWF-Australia, Dermot O’Gorman, osserva, “La trasparenza dall’esca al piatto, usando la tecnologia blockchain, non lascerà scampo alle pratiche illegali. La pesca non regolamentata e non dichiarata o quegli operatori che usano metodi schiavistici non avranno più gioco.”

Questo non è il primo progetto della serie che è stato realizzato nel Regno Unito. Provenance ha già completato un progetto, con grande successo, per la tracciabilità dei prodotti della pesca indonesiana. Ci si augura che ben presto queste tecnologie vengano implementate anche da noi in Italia.

Uno sguardo al futuro

L’eccessivo sfruttamento dei mari e pratiche illegali nel settore della pesca sono un grave problema. Affliggono l’industria con violazioni dei diritti umani e questioni di sostenibilità. Fortunatamente, i consumatori non chiudono più un occhio e organizzazioni come WWF e Provenance stanno cercando di combattere attivamente questi problemi. La tecnologia blockchain sembra essere la soluzione che stavano cercando da tempo.

 

Photo credit. unsplash.com

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